giulio ameglio

Madison Avenue, 1973

date » 26-12-2020

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La fotografia di strada è veloce, immediata, istintiva. E ha bisogno di una buona dose di fortuna. Quando tutte le sue componenti funzionano al meglio, ne scaturisce una immagine che coniuga la bellezza estetica e formale, con la forza di una meditazione.
Questa è di Mitch Epstein, fotografo americano nato nel 1952, allievo di Garry Winogrand.
Ci sono due aspetti che mi colpiscono immediatamente. Il primo è quello che appare come il punto focale dell’intera immagine, la bella mano affusolata, perfettamente simmetrica nel suo movimento (guardate il pollice e il mignolo) con il quale si adagia quasi accarezzando l’asfalto. Le unghie laccate, con quei puntini rosso scarlatto, che entrano in un contrasto vivace con il grigio dell’asfalto, sono il minuscolo punto a cui si aggancia lo sguardo. Una mano elegante, che accarezza in modo sensuale, ma la carezza è sull’asfalto di una strada. Un contrasto inusuale, che stride e sorride contemporaneamente.
Il secondo aspetto riguarda i corpi. Cinque donne impegnate in una coreografia perfettamente coordinata, con braccia parallele tra di loro, mani il cui movimento si ripete come un’eco, corpi che si flettono progressivamente. Probabilmente queste donne stanno cercando qualcosa (un orecchino?) ma quello che raccontano è una danza urbana, una danza solidale che accomuna donne di età diversa, complici tra loro (l’unico maschio che compare è ridotto a una gamba, e non si accorge neppure di quello che sta accadendo alle sue spalle), colte in una relazione “autentica” come recita la rivista in mano a una di esse.
A sottolineare ancora maggiormente questo aspetto di spettacolo urbano, la spalla dietro alla quale è posto il nostro sguardo: siamo davvero spettatori confusi dietro a chi è stato tanto fortunato da trovare posto in prima fila, e riusciamo solo a guardare un po’ di sghimbescio, magari allungando il collo per perdere il meno possibile di questa danza, dalla quale siamo, ahimè, esclusi.
Quella camicia però, con i suoi pallini colorati, richiama anch’essa alla mia fantasia lo scenario in cui tutto questo si sta svolgendo: la città, costellazione di persone che si muovono in un modo apparentemente disordinato, in realtà come guidate da una mano di un coreografo invisibile che, all’improvviso, in modo del tutto casuale, fa convergere tutti gli sguardi verso una scena sola, elegante e dinamica.
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https://www.giulioameglio.it/madison_avenue_1973-d11761

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