giulio ameglio

autoritratti #6

date » 04-11-2020

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Molti fotografi hanno vere e proprie ossessioni visive, che, naturalmente, affondano le loro radici in labirinti nascosti nelle profondità della loro storia. È possibile affermare senza grandi timori di sbagliare che le ossessioni visive sono la traduzione in immagini di ossessioni profonde e nascoste, che difficilmente possono essere espresse a parole.
Vi sono fotografi che ricercano permanentemente nelle proprie immagini muri, ombre, vuoti, geometrie inquietanti, corpi... altri, soprattutto altre, che fotografano spesso (a volte quasi esclusivamente) se stesse.
Vivian Maier rientra in quest’ultimo gruppo.
Cliccando Vivian Maier su google otteniamo oltre 7,5 milioni di risultati. Non male per una persona che è morta nel 2009 in totale solitudine e talmente povera da non poter pagare l’affitto del box in cui aveva ammassato tutti gli scatoloni (più di 200) con i propri averi, molti dei quali pieni di fotografie e di rullini mai sviluppati.
La sua storia è ampiamente nota, una sorta di fiaba dolceamara, la cui protagonista vive nell’ombra tutta la sua vita, piccola e umile bambinaia, per poi diventare una delle fotografe più pubblicate e “messe in mostra” negli ultimi anni, definita addirittura una delle inventrici della street photography.
I suoi autoritratti sono molteplici, la grande maggioranza si tratta di riflessi in specchi e vetrine. Sempre impassibile, lo sguardo raramente rivolto in macchina ma o chinato sullo specchio della Rolleiflex che utilizzava normalmente, o rivolto un po’ più in alto dell’occhio dell’ipotetico spettatore che avrebbe poi visto quelle fotografie (sguardo che sarebbe stato sempre e comunque il suo, se non ci fosse stata quella scoperta del tutto casuale).

L’autoritratto riprodotto qui sopra combina l’ombra e lo specchio, e ne esce un’immagine zeppa di simboli sui quali possiamo divagare.
L’ombra è imponente e domina l’immagine. L’ombra, lo sappiamo, evoca la parte oscura, ciò che non viene riconosciuto, ciò che deve rimanere nascosto perché ci fa paura. In una sua famosa poesia Montale parlava con insofferente distacco dell’uomo che se ne va sicuro senza curarsi della propria ombra stampata su un muro scalcinato. Ma l’ombra, in questo caso, potrebbe anche essere la metafora della vita di Vivian, una vita vissuta nell’ombra, senza riconoscimenti se non quello di essere una brava baby sitter, affidabile e paziente con i bambini (anche se sappiamo ben poco di come passasse il tempo con loro: di certo ogni tanto se li portava in giro per lunghe passeggiate nelle città in cui viveva). Comunque sembra che una delle bambine che le erano affidate l’avesse paragonata a Mary Poppins.
Lo specchio è tondo, deformante, si vede la sua figurina ben piantata sul prato a gambe larghe: una posizione decisa, che denota sicurezza e fermezza. Ma ci sono due particolari che colpiscono in questo specchio.
Prima di tutto la posizione: in mezzo al ventre, con un indubbio richiamo sessuale, ma, più ancora, un richiamo alla maternità, come se quello specchio diventasse un utero per contenere una vita, una vita che rimane nascosta, che è in via di sviluppo, ma che ha già tutta una sua personalità. Una maternità per una donna che non avrebbe mai avuto figli, ma che si sarebbe sempre occupata dei figli degli altri.
E poi quella sorta di falce di luna che si delinea grazie alla curvatura dello specchio, sulla quale si posa la figurina di Vivian. Raccontava Ariosto che sulla luna si rifugia ciò che si perde sulla terra, quello che viene smarrito, che appare per poco agli occhi del mondo e poi si perde.
Se proviamo a mettere insieme questi indizi di cosa ci parla questo autoritratto? Forse di una vita segreta che Vivian consapevolmente conduceva, al di là e al di sopra del suo ruolo quotidiano di tata affidabile e seria, oltre le ore dedicate ai bambini e alle famiglie presso le quali lavorava. Vivian sapeva di avere una vita altra, e la custodiva con cura dentro di sé. Non le importava che fosse conosciuta, ma sapeva che era una vita preziosa e intensa, nella quale poteva cercare e ritrovare veramente se stessa, con la complessità della sua storia, dei suoi pensieri, delle sue emozioni.

p.s.: l’immagine qui riprodotta è la fotografia di una fotografia, scattata in occasione di una mostra dedicata a Vivian Maier, come si può ben notare. Solo per aggiungere riflesso a riflesso.....
Link
https://www.giulioameglio.it/autoritratti_6-d11415

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